
Come cristiani, abbiamo la consapevolezza che Dio è sempre presente in mezzo a noi e in noi come l’Emmanuele, il Dio-con-noi (cfr: Matteo 1,23). Ma, se è vero che Dio è con noi, noi dove siamo? Le nostre menti, infatti, vagano naturalmente e continuamente disconnettendoci dalla realtà in cui viviamo. Il problema è che, spesso, questi vagabondaggi mentali assumono una connotazione negativa in quanto ci riportano al passato e ci fanno ricordare gli errori compiuti, i torti che ci sono stati fatti, i rimpianti e i rimorsi che sempre ci portiamo dietro. E pensiamo continuamente anche al futuro, ipotizzando magari scenari in cui le cose potrebbero ancora andare storte e su cosa noi potremmo fare perché invece procedano nel migliore dei modi.
A causa di questi nostri continui vagabondaggi mentali, non è alla fine così strano se ci perdiamo pezzi importanti di informazione sulla nostra esperienza. A tutti è capitato di guidare fino a destinazione senza poi ricordare nulla del viaggio appena compiuto, oppure di ritrovarsi a sognare ad occhi aperti durante la preghiera. La realtà è che viviamo gran parte della nostra vita immersi in una specie di nebbia mentale, in una nuvola vorticosa di pensieri che ci tengono disconnessi da noi stessi, gli uni dagli altri e da Dio.
Se, per alcuni, questa può essere un’esperienza emotivamente neutra, per altri alimenta invece sentimenti cronici di depressione o ansia. Sicuramente ci rende tutti ciechi nel vedere ciò che Dio ha in serbo per noi e l’amore provvidente che egli ha per tutte le sue creature. Per questo motivo, la pratica della mindfulness (la consapevolezza piena) è uno strumento profondamente prezioso per coloro che desiderano una relazione più profonda con Dio. La consapevolezza è un concetto semplice: significa prestare intenzionalmente attenzione al momento presente con un atteggiamento non giudicante.
Questo può essere praticato formalmente, utilizzando momenti di meditazione silenziosa per affinare la nostra consapevolezza di ciò che è presente intorno a noi momento per momento. Può anche essere praticato in modo informale, riportando regolarmente la nostra attenzione al presente durante la giornata. La consapevolezza può essere appresa attraverso una serie di pratiche che ci insegnano gli atteggiamenti di accettazione, apertura e compassione che accompagnano la mindfulness. L’attenzione al momento presente è una componente di tutte le principali religioni del mondo, compreso il cristianesimo. Vediamo questa importanza del momento presente in una varietà di pratiche cristiane come, per esempio, la preghiera di ascolto. Più in generale, la formazione spirituale cristiana ha radici profonde nella meditazione e nella contemplazione: Gesù stesso ha dato una grande l’importanza al suo ritirarsi regolarmente in solitudine.
Come si pratica quindi la consapevolezza? È un po’come salire in alto per creare una distanza di osservazione da ciò che sta accadendo nella nostra esperienza del momento. Mentre lo facciamo, coltiviamo un atteggiamento di curiosità che non giudica, non oppone resistenza e non cerca di analizzare la nostra esperienza. Sperimentiamo tutto con una consapevolezza diretta dell’esperienza nel momento, non filtrata da pensieri e linguaggio. I cristiani che praticano la consapevolezza si impegnano in questo processo essendo consapevoli che la presenza di Dio è parte di ciò che è presente nel momento, riconoscendo che tutto ciò che osserviamo in ogni momento è dato da Dio.
Viene quindi da chiedersi che tipo di cose osservare in un dato momento. La pratica di consapevolezza inizia spesso con delle sensazioni fisiche che ci raggiungono tramite i cinque sensi e noi ci sintonizziamo con il ritmo del nostro respiro, fondandoci quindi in qualcosa che è sempre nel momento presente: il nostro corpo.
La mindfulness include anche l’osservazione dei pensieri. La Scrittura ci ricorda con una certa regolarità che il pensiero umano non è del tutto affidabile. “I miei pensieri non sono i vostri pensieri, come affermato in Isaia 55, 8, e Paolo ci incoraggia ad impegnarci in un continuo “rinnovamento della mente” (Cfr.: Rom. 12, 2). La pratica della mindfulness accresce la consapevolezza cosciente dei pensieri, dandoci l’opportunità di osservarli senza seguirli tutti o obbedire loro incautamente. Ci apre lo spazio per ascoltare la voce di Dio che riorganizza e corregge con delicatezza la nostra vita mentale.
La mindfulness include anche l’osservazione delle emozioni. Facciamo attenzione ad esse, sia a quelle piacevoli che a quelle spiacevoli, sapendo che Dio ha cura di noi e ci invita a “non preoccuparci (Cfr.: Matteo 6,31) osservando invece i nostri stimoli emotivi con curiosità, al fine di aprirci alla gioia e alla pace di Dio di momento in momento. Tale consapevolezza è uno strumento che Dio usa per la nostra guarigione e crescita. Ci dà la concentrazione e l’apertura necessarie per non opporre resistenza ai doni che Dio ha in serbo per noi. Ci mantiene attenti e consapevoli mentre ci muoviamo attraverso ogni momento, ricevendo ogni respiro come proveniente da Dio. Per il cristiano, la consapevolezza è un dono che ci porta nell’unico momento in cui potremo mai incontrare Dio: il momento presente.
Prova!
Se sei interessato a praticare la consapevolezza in un contesto cristiano, potresti iniziare con questa semplice pratica. Imposta un timer per tre minuti. Chiudi gli occhi (o rilassa le palpebre a metà) e ascolta le sensazioni fisiche nel tuo corpo, consapevole che sei alla presenza di Dio e che il tuo corpo è una creazione di Dio. Presta anche particolare attenzione alle sensazioni del respiro: esso entra nel corpo ed esce dal corpo senza alcun intervento da parte tua.
Quando il timer suona, prenditi un momento per scrivere (o verbalizzare) le sensazioni fisiche specifiche che erano presenti durante quel breve respiro, così come i pensieri o le sensazioni che hai notato. Ringrazia Dio per questo “tempio dello Spirito Santo”, il corpo che egli ti ha dato, mentre procedi nel resto della tua giornata.
Domande per la approfondire
Cosa ti viene in mente quando senti la parola “consapevolezza”? Hai mai provato questa pratica? Pensi che la mindfulness sia compatibile con il cristianesimo? Perché sì o perché no? In che modo la consapevolezza cristiana sarebbe diversa dalle altre forme di consapevolezza? Il disagio di alcuni cristiani con la mindfulness potrebbe derivare in parte da un disagio con i loro corpi e le loro emozioni mentre la pratica porta loro maggiore consapevolezza? Questo disagio con il nostro corpo o le nostre emozioni è biblico? Se la consapevolezza può aiutare il cristiano a sperimentare la presenza di Dio, quali altre pratiche ti hanno aiutato a sperimentare la sua Dio?

