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Dal Vangelo secondo Luca (2, 41-52)
In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Medita:
La notte si è chiusa tra lo stupore e l’attesa che ci ha regalato contemplare un Dio che si è avvicinato all’essere umano con tanta fretta, semplicità e tenerezza. Un Dio che ha cercato di incontrare l’uomo di ieri e di oggi, semplicemente nell’umano, nello storico, nella quotidianità del vivere, e da lì, portarci a comprendere di più e meglio Dio e ad essere parte di Lui con più consapevolezza di bambini. L’evento trabocca l’attesa di chi ha esercitato attesa e speranza. La redenzione e la salvezza iniziano a realizzare il buon fine del propositum vitae emanato da Dio dalla creazione del mondo per ogni uomo e per ogni donna. Stavamo contemplando un mistero. Abbiamo contemplato la Vita diventare nostra sorella in un neonato. La luce della nascita del Redentore ha illuminato i nostri occhi ed ha educato il nostro sguardo su quell’essere capace di accogliere il mistero.
L’esperienza più bella che possiamo fare è quella del misterioso. È un sentimento fondamentale che è, per così dire, la culla dell’arte e della vera scienza.
Oggi, in questo giorno santo del Natale, la liturgia della Parola della Chiesa ci sorprende con un testo, dal retrogusto poco umano, attaccato al tenero o romantico dell’atteso Natale. Oggi la Parola non cerca più di addolcire le prime orecchie o semplicemente di ascoltare il primo pettegolezzo. In questo santo giorno di Natale, che la Chiesa prolungherà per un’intera ottava, perché il fatto è di tale grandezza che è richiesto dalla fede e dalla ragione umana di assumerlo, ci viene offerto in considerazione il prologo del quarto Vangelo. Compendio di tutta la Buona Novella, sintesi della volontà di Dio, ricapitolazione dell’incongruenza umana che si dibatte, nella storia, tra vivere, accogliere ed essere luce, o chiudere la porta del cuore alla luce della Vita.
Le parole prendono forma. Il Verbo si incarna. Non c’è più chimera, illusione o fantasia. Di Dio non si può mai dire che la sua Parola fosse una campana vuota o un cembalo senza suono. La Parola-Promessa va oltre la sua stessa definizione e limite, eccede nel tentativo… Dio non si vuole lontano da ciò che ama. Dio ama se stesso nella storia. Dio vuole trovare se stesso e lasciarsi trovare nei propri figli. Dio fa la storia intrecciando l’umano e il divino in quel punto di sutura che è il Figlio dell’uomo, il Cristo, l’Unto di Dio.
È nato ed è in mezzo a noi. È Dio — con tutta la sua potenza e maestà — che si è fatto Bambino, così che, vedendolo, ci eleviamo alle cose divine. Perciò sta a noi, ciascuno di noi qui e ora, credere nel suo amore. Poiché come dice sant’Agostino: per quale motivo soprattutto il Verbo si è incarnato, se non per mostrarci il suo amore?
Prega
Ringrazio Dio per la sua compagnia, per i suoi insegnamenti, per la sua forza…
Termino pregando il Padre Nostro o un’altra preghiera spontanea.
