Se stai cercando un libro di spiritualità che ti dica cosa fare per essere un cristiano migliore, questo non fa per te. Non perché non valga la pena cercarlo — ma perché Manuale di autodifesa spirituale è scritto con un’intenzione completamente diversa.
L’ingegnere e il televisore
Nel 1954 un ingegnere della RCA di nome Joseph Remus Wilson scrisse quello che probabilmente è il manuale di istruzioni più lungo della storia per un televisore da quindici pollici. Trecentoventitré pagine. Indice analitico. Glossario. Appendice con le domande frequenti.
Il televisore era rotto nella metà dei casi anche seguendo le istruzioni alla lettera.
Ho pensato spesso a quell’ingegnere mentre scrivevo questo libro. Non per insultare il suo lavoro, che era onesto e meticoloso. Ma perché capivo la tentazione: di fronte a qualcosa di complicato, l’istinto ci spinge a cercare le istruzioni. Un protocollo. Dodici passaggi ordinati in sequenza logica che ci portino dall’ingresso al fondo del corridoio senza inciampare.
Il problema è che la vita spirituale non è un televisore degli anni Cinquanta.
Cosa ho fatto invece
Ho scritto una guida per sopravvivere quando si funziona male. Che è, se ci pensiamo, la condizione normale di quasi tutti quelli che conosco.
Manuale di autodifesa spirituale è uscito nel 2025 per Edizioni San Paolo. È diviso in tre parti e dodici capitoli. Ogni capitolo parte da una scena evangelica, prosegue con una storia nata dall’esperienza pastorale, incrocia qualcosa di culturale — un film, un quadro, una serie tv — e finisce con una domanda e un piccolo esperimento pratico.
Il tono, spero, è quello di un amico che ha letto troppi libri e ha anche ascoltato abbastanza persone da capire che la teoria da sola non serve a niente.
Le tre parti del libro
Parte I — Quando la fede incontra l’Ombra. Parla della maschera della brava persona, dell’arte sacra del no, del dolore che non fa curriculum spirituale e di cosa intendiamo davvero quando diciamo “ti voglio bene”.
Parte II — Sentieri di autenticità. Come mai ci sentiamo sbagliati? Come mai portiamo in chiesa gli stessi copioni relazionali che abbiamo imparato in famiglia a cinque anni? Come mai il dolore, invece di essere una stagione, diventa per alcuni una residenza permanente?
Parte III — Guarigione e integrità. Gesù ha pianto, e questo dice qualcosa sulle emozioni nella fede. L’anima ha un corpo. L’imperfezione non è un ostacolo — è spesso il materiale di cui è fatta la grazia.
La frase che non riuscivo a togliere
Ogni libro ha una frase che l’autore sa, mentre la scrive, che è quella giusta. Per me è questa:
«Dio non chiede di essere bravi. Chiede di essere veri.»
L’ho scritta a metà del primo capitolo e poi l’ho riscritta dodici volte perché continuava a sembrarmi troppo semplice. Poi ho smesso di riscriverla perché continuava a sembrarmi vera.
A chi è dedicato
Non a tutti. I libri che cercano di parlare a tutti non parlano a nessuno davvero bene.
Questo libro è per chi ha una relazione con la fede — consolidata, tormentata o intermittente — e in questa relazione riconosce qualcosa che non funziona. Non nel senso che non crede abbastanza. Nel senso che c’è uno scarto tra la persona che entra in chiesa e la persona che ci vive dal lunedì al sabato.
Per chi si è sentito dire che pregare di più risolve le cose e ha scoperto che non sempre è vero. Per chi porta una maschera da così tanto tempo che quasi non la sente più sul viso.
Se vi riconoscete in qualcosa di quello che ho scritto, probabilmente il libro è per voi.
Potete trovarlo su Amazon o sul sito di Edizioni San Paolo. Se volete continuare a leggere su questi temi ogni settimana, potete iscrivervi alla newsletter gratuita su Substack.

