
Moreno Migliorati ospite di «Dritti al cuore», il programma di Radio Vaticana condotto da suor Emanuela Prisco. Puntata del 18 agosto 2026.
C’è una cosa che non ti dicono, quando pubblichi un libro: che una volta uscito smette di essere tuo. Non nel senso giuridico, che quello è un dettaglio da contratto. Nel senso che le persone ci trovano dentro cose che tu non ricordavi di averci messo, e te le restituiscono con una naturalezza disarmante.
Nella scheda della puntata la redazione di Vatican News ha scritto una frase più precisa di quanto avrei saputo fare io: il «Manuale di autodifesa spirituale» invita a guardare con sincerità quelle zone della fede dove ci siamo stancati, dove abbiamo indossato delle maschere, dove magari abbiamo confuso l’amore con il sacrificio o la fede con la prestazione.
Perché «autodifesa spirituale» e non «combattimento»
Autodifesa non significa difendersi da Dio. Significa difendersi dalle immagini di Dio che qualcuno ci ha consegnato con le migliori intenzioni, e che a un certo punto hanno cominciato a pesare più di quanto aiutassero: il Dio contabile dei nostri errori, quello che tiene il conto delle distrazioni, quello che sembra più contento se facciamo fatica.
Non è uno scontro distruttivo, ma un incontro che trasforma. Penso a Giacobbe che lotta tutta la notte al guado dello Jabbok: ne esce zoppicante, ma con un nome nuovo. Anche la copertina del libro racconta questo, con le sagome di due lottatori che formano un cuore. Non si tratta di vincere qualcuno, ma di imparare ciò che ci rende più liberi.
La preghiera perfetta non esiste
Quando ero in seminario cercavo ostinatamente la preghiera perfetta: la formula giusta, il metodo ideale, quella senza distrazioni e possibilmente intensa. Ho impiegato anni per capire che non esiste, perché la preghiera è anzitutto uno stare con Dio.
Oggi le due preghiere che porto più spesso nel cuore sono quella del pubblicano, «abbi pietà di me, peccatore», e quella di Pietro dopo il rinnegamento, «Signore, tu sai tutto, tu sai che ti amo». Mi colpisce che Gesù non parta dai fallimenti di Pietro, ma da ciò che in lui è rimasto vivo. Dio riparte sempre da ciò che c’è, non da ciò che manca.
Quando il servizio diventa un peso
C’è una fatica che riguarda da vicino chi si spende in parrocchia: catechisti sfiniti, volontari sovraccarichi, sacerdoti sotto pressione. Il segnale d’allarme è preciso, e arriva quando il servizio non nasce più dalla gratitudine ma dal risentimento, quando comincia a farsi strada il pensiero che facciamo tutto noi e nessuno ci aiuta.
Nel Vangelo Gesù non ha mai detto di sì a tutti. Sapeva dire «andiamo altrove», si ritirava in disparte a riposare e pregare. Mettere un limite non è egoismo: persino il Creatore si è fermato il settimo giorno. Un sì detto solo per senso di colpa è un sì sterile, che a lungo andare accumula rabbia. Imparare a dire qualche no è l’unico modo per custodire la verità dei sì più importanti.
L’uomo rimasto sulla soglia
Durante la puntata ho raccontato di un uomo che, in una parrocchia dove ho celebrato, veniva a Messa ogni domenica ma restava sulla soglia. Aveva cominciato durante il Covid, per paura del contagio, e quando la paura è passata non è più riuscito a entrare.
È la storia che racconto più spesso, ormai. E ogni volta qualcuno mi dice, dopo, che si è riconosciuto. Non nella soglia della chiesa: nella soglia di qualcos’altro. Di una relazione, di una preghiera, di una parte della propria vita in cui si presenta ogni giorno senza entrarci mai davvero. Non credo che a quell’uomo servisse un rimprovero. Credo gli servisse qualcuno che gli dicesse che stare sulla soglia è già un modo di esserci.
Ascolta la puntata
La puntata dura cinquantacinque minuti. Si può ascoltare qui sotto, oppure sul sito di Vatican News.
«Dritti al cuore», Radio Vaticana, puntata del 18 agosto 2026. In studio suor Emanuela Prisco, CMSS. Il programma va in onda ogni martedì e giovedì alle 15.05.
Il libro: Manuale di autodifesa spirituale. Guida di sopravvivenza per credenti stanchi, dubbiosi e imperfetti (Edizioni San Paolo), con la prefazione di Mariapia Veladiano.
