Vangelo del giorno: 13 febbraio

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Dal Vangelo secondo Marco (6, 17. 20-26

)

In quel tempo, Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne.
Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete,
perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete,
perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».

Medita:

Oggi la liturgia, e proprio il Vangelo, ci offre uno dei testi più impressionanti della storia dell’umanità, per il quale molti hanno dato la vita e per il quale altri hanno detestato il cristianesimo e Gesù di Nazaret. Il testo delle beatitudini di Luca è conciso, dialettico, radicale. Ma in fondo si tratta semplicemente di descrivere due aree ben precise: quella degli sfortunati in questo mondo e quella di coloro che si trovano bene in questo mondo a spese degli altri. Luca ci offre le beatitudini nel contesto del discorso della pianura (Lc 6,17), quando tutto il popolo si avvicina a Gesù per ascoltare la sua parola; non è un discorso in sinagoga, in un luogo sacro, ma all’aria aperta, dove si vive, dove si lavora, dove si soffre.

 Gesù parlò così, quasi come lo sentiamo oggi nel testo di Luca, più diretto e meno ornato di quello di Matteo. Gesù ha parlato così alla gente,: Gesù pensa e vive del mondo dei poveri e pensa e vive di quel mondo per liberarli. Il povero è ´ebîôn/´anaâw in ebraico; ptôchos in greco: si tratta di colui che non ha cibo, casa e libertà e nell’AT è colui che si appella a Dio come unico difensore. È così che dovremmo intendere il primo approccio al messaggio di oggi. Questa è una realtà sociale, ma allo stesso tempo è una realtà teologica. È nel mondo dei poveri, di coloro che piangono, dei perseguitati dalla giustizia, che Dio si rivela. E logicamente Dio non vuole, né può rivelarsi nel mondo dei ricchi, del potere, dell’ignominia. Il Regno che Gesù annuncia è quello scandaloso. Non dice che dobbiamo essere poveri e dobbiamo vivere per sempre nella miseria. Significa semplicemente che se Dio è inequivocabilmente con qualcuno, è con coloro che sono stati maltrattati, perseguitati, calunniati e impoveriti dai potenti.

. La luce non è ciò che si vede, ma è ciò che produce per noi il miracolo di vedere. E le beatitudini di Gesù sono la luce della sua predicazione del Regno. Con le beatitudini sarà possibile vedere Dio; Il mondo delle beatitudini ci spinge a confidare in un Dio che ha risuscitato Gesù dai morti e, proprio per questo, ognuno di noi è risuscitato e risorgerà. Ma sappiamo già dove dobbiamo cercare questo Dio: non nell’ignominia della potenza di questo mondo, ma nel mondo dei poveri, di coloro che piangono, degli afflitti e di coloro che sono perseguitati a causa della giustizia: lì è dov’è il Dio della vita, il Dio della risurrezione. Ed è così, perché Dio ha fatto la sua scelta, e un Dio con un cuore può apparire solo dove sono la vita e l’amore.

Prega

Ringrazio Dio per la sua compagnia, per i suoi insegnamenti, per la sua forza…

Termino pregando il Padre Nostro o un’altra preghiera spontanea.

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