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Dal Vangelo secondo Luca (5, 1-11)
In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.
Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini».
E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.
Medita:
Forse è l’ambiente che ci domina culturalmente, con materialismo, consumismo, presenzialismo, immediatezza e comodità tecnologica, ricchezza e potere come ideali vitali, ma sembrerebbe che le grandi questioni dell’esistenza – da dove veniamo, dove stiamo andando , perché ciò che esiste, la morte, l’amore, il senso della vita, sono delimitati e nascosti nel mezzo della nostra cultura.
Tuttavia, esiste una convinzione antropologica di base che ci porta al fatto che l’uomo non vive di solo pane, cioè che non siamo semplicemente un quadro di bisogni fisici e biologici. È la convinzione che la vita personale di ciascuno e la vita sociale di tutti è chiamata a molto di più della semplice sopravvivenza. Che l’essere umano sia chiamato a VIVERE veramente, a caricare di senso la sua vita. Per riempire i suoi anni di vita e non solo la sua vita di anni. Che Dio ha creato ognuno di noi personalmente per darci vita e senso.
La vocazione di Isaia e l’elezione di Simon Pietro a “pescatori di uomini” narrano la risposta a cui ciascuno di noi battezzati nel proprio ambiente è chiamato a rispondere. Dio chiede, chi sarà la mia voce nel mondo? Affrontare il problema direttamente a ciascuno di noi. In attesa di una nostra risposta.
La domanda è libera, Dio non si impone mai, anche se sa -creatore e Signore- quale sarebbe il meglio per ciascuno di noi, come la nostra vita sarebbe davvero piena di vita e di senso. Lo sa anche conoscendo i nostri limiti e peccati – sia Isaia che Simon Pietro si riconoscono peccatori, limitati, deboli – e Dio conta su questo. Egli farà in modo che i nostri errori coesistano con i nostri successi… fintanto che gettiamo le reti in suo nome, cioè fintanto che al centro del nostro servizio, della nostra missione, della nostra solidarietà o della nostra predicazione, mettiamo Lui, non noi stessi.
Tutti noi battezzati siamo chiamati ad essere collaboratori di Dio, ad andare al suo posto ed essere parole della sua Parola, a gettare le reti in suo nome per trasformare il nostro mondo con il messaggio del Vangelo.
Prega
Ringrazio Dio per la sua compagnia, per i suoi insegnamenti, per la sua forza…
Termino pregando il Padre Nostro o un’altra preghiera spontanea.

